In un panorama cinematografico italiano come quello attuale, volgarmente e pigramente ricco di frasi fatte e luoghi comuni, molti sono i giovani autori che stanno portando un’aria salvifica. Paolo Strippoli è sicuramente uno di loro, nome di spicco di un nuovo cinema horror che parte dall’intimo per spingersi altrove.
Il nuovo che avanza… tra le macerie
«Io credo che la cosa più importante di quando si scrive un film sia l’istinto, e il mio istinto probabilmente non sarà infallibile ma è il mio istinto e cerco di lasciarlo libero.»
Si potrebbero scrivere innumerevoli pagine ma, in ogni caso, queste non basterebbero per riassumere le criticità produttive e distributive del nostro cinema italiano nel nuovo millennio. Volendo essere il più “brutali” possibili, tra le più importanti e determinanti di queste problematiche rientra sicuramente un meccanismo atto ad offrire il giusto sostegno alle nuove leve, di cui abbiamo urgentemente bisogno. Il genere horror, inoltre, è quello che forse più di tutti necessita un’attenzione ulteriore, dal momento che non ci sono presupposti per essere troppo ottimisti sulle scelte produttive e distributive che si sono rincorse negli ultimi anni. E già qui abbiamo un dato di fatto alquanto paradossale. Solo questo 2026, infatti, è l’anno di 2 fenomeni dirompenti come Obsession di Curry Barker e Backrooms di Kane Parsons: entrambi film d’esordio di giovani registi (20 e 26 anni); entrambi realizzati con budget mirati (Obsession addirittura inferiore ad 1mln$); entrambi straordinari campioni d’incassi (430 mln$ Obsession, 360 mln$ Backrooms). Il messaggio sembrerebbe semplice: l’horror è un genere giovane, che costa poco ed interessa molto. Un messaggio mai arrivato alla moderna industria cinematografica italiana ed è qui che arriva il paradosso prima citato. L’Italia resta infatti uno dei Paesi che ha contribuito a rendere immortale il cinema horror nel mondo: partendo dai noti Mario Bava, Lucio Fulci, Dario Argento…fino ai più d’élite, il nostro paese ha letteralmente insegnato cinema ad i più grandi autori internazionali di oggi. Nonostante ciò, il genere in Italia viene visibilmente snobbato ormai da decenni, senza che ci sia una vera strategia produttiva/distributiva ed i giovani autori di talento vengono lasciati a loro stessi. Tolti infatti quelli della “vecchia gloria” sopra citata, come Pupi Avati e Dario Argento, negli ultimi anni gli esempi di grande cinema horror italiano rappresentano casi isolati e poco “incentivati”. Si possono ricordare il Cruel Peter di Christian Bisceglia e The Nest di Roberto De Feo (2019), Home Education di Andrea Niada, o il Suspiria di Luca Guadagnino che rientrerebbe in questo schema giusto per la nazionalità del suo autore. Come detto si tratta di casi isolati, opere prime rimaste tali ed esperimenti di autori che hanno poi deciso di dedicarsi ad altro. In tutto questo scenario, se vogliamo trovare un vero punto fermo del nuovo panorama cinematografico dell’orrore in Italia, questo risponde al nome di Paolo Strippoli.
Il cinema horror italiano ha un nome e cognome: Paolo Strippoli
«A me piace quando in una storia si fondono insieme la violenza e la tenerezza, l’alto ed il basso, l’orrore e la bellezza.»
Dopo questo preambolo si può percepire quanta attenzione ci sia nell’avere, come ospite dell’intervista, un autore come Paolo Strippoli. Nonostante la giovane età classe 1993, il regista si trova con LA VALLE DEI SORRISI a realizzare il suo 3° horror su 3 nel giro di pochi anni, rappresentando quindi tutto fuorché un caso isolato. Il regista pugliese debutta infatti dietro un lungometraggio con il film del 2021 A CLASSIC HORROR STORY, sebbene rappresenti un’esperienza atipica sotto diversi profili. Il primo concerne sicuramente il suo contesto temporale, facendo ovviamente riferimento a quel Covid-19 che ha di fatto stravolto ogni cosa e che ha portato ad A Classic Horror Story a trovare la sua naturale uscita sulla piattaforma streaming di Netflix. Oltre a ciò, il film del 2021 di Paolo Strippoli è in co-regia con il collega Roberto De Feo, quello già citato per The Nest che avrebbe potuto rappresentare un altro punto fermo dell’horror contemporaneo italiano ma che, purtroppo, è fuori dalle scene ormai da anni. Strippoli no, e nel corso di 5 anni ha messo a segno altri 2 lungometraggi, questa volta personali e con uscita sul grande schermo. Il 2022 è infatti l’anno di PIOVE con protagonisti Fabrizio Rongione e che inizia anche a lanciare di fatto il talento di Francesco Gheghi, poi candidato David come Miglior Attore nei successivi Familia e 40 Secondi. Il secondo film di Paolo Strippoli è un’opera di altissimo livello, coinvolgendo lodi nel lato tecnico, narrativo e nella direzione del suo cast. Un altro piccolo gioiellino del cinema horror italiano contemporaneo che, non solo risponde allo stesso nome, ma inaugura di fatto una linea autoriale poi ritrovata anche nel successivo LA VALLE DEI SORRISI.
L’horror come genere intimo ed dell’intimo
«L’horror è un genere incredibilmente intimo, lo è dalla notte dei tempi. Il portare all’esterno ciò che ci attanaglia da dentro, nient’altro che i nostri demoni che proviamo ad esorcizzare attraverso un racconto che li razionalizza»
Siamo dunque arrivati al “main event”, ovvero quel LA VALLE DEI SORRISI scelto quale titolo d’apertura della III Edizione del CapoDark Film Festival. Ancora un altro grande e lampante esempio del talento di Paolo Strippoli nel conferire al genere horror una veste personale, emotiva, empatica. Nel portare avanti quella “linea autoriale” sopracitata, ecco che il regista continua a fare leva su un rapporto cardine della nostra umanità come quello tra genitori e figli.
«Non tutti siamo genitori, amanti, fratelli o sorelle, però tutti siamo stati e siamo figli ed è un terreno comune da cui è meraviglioso partire. È un rapporto fortissimo e come qualsiasi rapporto fortissimo può essere incredibilmente vero oppure terrificante.»
Con Paolo Strippoli si continua a parlare dunque sì di una visione dell’orrore, che fa degli effetti prostetici e dei canovacci del genere un’arma vincente, ma che soprattutto entra nel profondo delle emozioni dei suoi protagonisti. Questi continuano ad orbitare attorno quella caotica, conflittuale e meravigliosa sfera che è l’adolescenza, parte fragile e allo stesso tempo incendiaria della nostra vita. Non a caso anche ne LA VALLE DEI SORRISI, il punto di partenza è proprio quel personaggio “ultraempatico” di Matteo, benedetto e maledetto (ancora il dualismo in scena) dalla sua speciale condizione resa ancor più forte della performance attoriale di Giulio Feltri.
«Per questo penso sia veramente bello lavorare con personaggi adolescenti, perché sono imprevedibili, come è imprevedibile quell’età.»
Un film che, per concludere, presenta numerosi richiami ai grandi maestri del passato, da Romero a Carpenter, passando anche per l’Oriente di Kiyoshi Kurosawa. Si tratta tuttavia di “richiami” insiti nel personale bagaglio conoscitivo del regista, riadattati infatti per l’occasione seguendo sempre quella personale “linea autoriale” di cui sopra e che si ricollega come fil rouge ai precedenti lavori di Strippoli.
Da Venezia a Venezia (?)
Altro elemento non di poco conto di LA VALLE DEI SORRISI è la sua presentazione Fuori Concorso all’82a edizione del Festival di Venezia. Come detto si tratta di un dettaglio non marginale, considerando appunto l’età (con distacco il più giovane della sezione di quell’anno), il genere del film (comunque non di punta nella Mostra) ed il dover dividere la scena con autori del calibro di Gus Van Sant, Mamoru Hosoda ed il connazionale Luca Guadagnino. Durante la nostra intervista, Paolo Strippoli ha presentato anche il suo prossimo film, L’ESTRANEA, e chissà se questa nuova avventura ripartirà proprio dalla Laguna. In attesa di scoprire il programma completo della 83a edizione del Festival di Venezia, l’autore mette le mani avanti con uno scaramantico «Speriamo!», con quel pluralismo che viene ampiamente supportato.
«È un film a cui tengo tantissimo e non vedo l’ora di vederlo in sala con altre persone, perché è pieno di colpi di scena, è pieno di momenti di cui voglio vedere la reazione del pubblico.»



















